1 Novembre 2009 - New York:    New York Marathon 2009

Cronaca della Gara by Franco Pomata

L'Atletica Cortoghiana alla Maratona di New York 2009 con Poalo Fanari e Franco Pomata Cronaca di una gara spettacolare. NY City 1 novembre 2009 La sveglia non fa in tempo a suonare, Paolo mi chiama << è ora, sono le 4 del mattino>>, mi chiedo che ore siano in Italia… le 10, forse è per questo che mi sembra di aver dormito tanto, l'orologio biologico non ha cambiato fuso.
Inizia il rito della preparazione, io e Paolo ci scambiamo gli ultimi consigli sull'abbigliamento gara (maglia Italia con nome e bandiera con i quattro mori) e su come sistemare al meglio il chip personale che registrerà i nostri tempi e permetterà ai nostri compagni di squadra dell'Atletica Cortoghiana di seguirci lungo il percorso via Internet.
Alle 5 siamo sull'autobus che ci porta alla punta Sud di Manhattan, per strada le persone festeggiano ancora Halloween, qualcuno correrà in maschera i 42.195 m della gara. Il traghetto ci lascia a Staten Island alle 6 e trenta e con i bus arriviamo all'area partenza sotto il ponte Giovanni da Verrazano.
L'attesa è lunga, ma lo spettacolo è grande, migliaia di visi e parlate da tutto il mondo, siamo parte di un fiume umano; 43.741 corridori che hanno un unico obiettivo: arrivare in Central Park! L'organizzazione è grandiosa: tre ondate di partenza a distanza di 20 minuti ciascuna, ogni ondata divisa in tre gruppi che percorreranno strade diverse per ritornare sul percorso unico dall'ottavo miglio in poi.
Tocca a noi siamo nella prima ondata, partenza alle 9 e 40, entriamo nei cancelli secondo il tempo di accreditamento registrato nelle maratone precedenti, non appena vengono rimosse le separazioni tra i cancelli le "esperienze" precedenti ci permettono di guadagnare posizioni… siamo a pochi metri dallo striscione di partenza, vediamo i pro davanti a noi.
Mi giro, è uno spettacolo non riesco a vedere la fine del fiume umano, io e Paolo ci scambiamo un in bocca al lupo come al solito e ci diamo appuntamento per la foto di rito all'arrivo, abbiamo deciso di seguire ritmi gara diversi.
Ascoltiamo le parole del Sindaco Bloomberg, la voce della cantante che intona l'inno nazionale americano… il colpo di cannone! Siamo partiti percorriamo il ponte sulle note di New York New York e sulle sirene dei rimorchiatori che sotto sparano acqua con i cannoni.
Percorriamo il ponte in salita per un miglio insieme, poi nel tratto in discesa ci separiamo, ognuno imposta il suo ritmo gara: io 4 minuti e 10 secondi a km, Paolo 4 minuti e 20 secondi a km.
Siamo a Brooklin, è iniziata la festa, lungo i due lati del percorso un folla incredibile incita i corridori, la frase più ricorrente è "go Italy!" non mancano i "go Frank!", sì chi ha scritto il nome sulla canottiera si sente chiamare e incitare personalmente perfino dai poliziotti che controllano il percorso e non permettono agli spettatori di attraversarlo.
Se pensate di correre la Maratona di New York in futuro, non portate l'iPod è superfluo, godetevi la musica dal vivo dei gruppi hard rock, dei cori gospel, delle orchestre jazz, dei tamburi cinesi e quant'altro si possa immaginare della musica del mondo.
Sostenuto dal tifo e dalla musica di Brooklin passo al rilevamento della mezza in perfetta tabella di marcia 1:27:59, 4 minuti e 10 secondi a km.
Attraverso il Pulaski bridge percorro le strade del Queens "go Italy go!" la folla si fa sentire ti sostiene. Siamo al tratto in cui incominciare a fare un bilancio energetico, la salita del Queensboro bridge, il ponte che collega Queens e Manhattan divise dall'Est River. Sul ponte non ci sono spettatori, è il momento in cui la testa si pone domande e elabora i segnali del corpo, avverto delle sensazioni non del tutto positive cerco di cacciare i pensieri e concentrarmi sulla salita, mi aiuta la parte del ponte in discesa. All'uscita del ponte percorro una curva stretta mi accoglie un boato incredibile: la folla immensa della 1st Avenue.
Sono sull'isola delle colline e queste si fanno sentire, riesco nonostante i saliscendi impegnativi a non perdere molto sul ritmo e passo al rilevamento del 30 km in 2:06:58 media 4 minuti e 12 secondi a km. Le colline della 1st Avenue piegano le mie velleità di "fare tempo", la media a km aumenta, sto rallentando, le gambe si fanno pesanti e la testa si perde, i "go Italy! E i go Frank!" non sono più sufficienti. Capisco definitivamente che non è giornata quando vengo superato da un giapponese vestito da Minnie che corre con passettini corti e rapidi, la folla è tutta per lui "go Minnie go!".
Entro nel Bronx dal Willis Avenue Bridge, ormai il ritmo è saltato cerco di rilassarmi e godere dello spettacolo lungo il percorso, addirittura cammino durante i rifornimenti. Chi mi passa l'acqua mi incita a non mollare mi dice il parco è vicino. Lungo le strade oltre ai punti di ristoro ufficiali, che sono posizionati uno ogni miglio, gruppi di spettatori davanti alle loro case con la tipica scala antincendio sulla facciata si sono organizzati per offrire da bere e da mangiare ai corridori, mi dicono che staranno lì fino a che l'ultimo maratoneta sarà passato.
Attraverso il Madison Ave. Bridge sono sulla 5th Avenue, una voce possente grida "welcome to Harlem!" un coro inizia ad intonare un gospel. La 5th Avenue cambia gradualmente si passa dalle case base e i palazzi popolari di Harlem ai grattacieli dell'Est Side, ho il Central Park sulla mia destra. E' cambiata la composizione della folla, molti più stranieri che hanno accompagnato amici e familiari e li guardano passare nell'ultimo tratto del percorso con macchine fotografiche e videocamere per immortalare il momento "eroico". Riesco anche ad avere in corsa i risultati della giornata del campionato di calcio, davanti al Guggenheim Museum mi urlano "forza Sardegna, il Cagliari ha vinto 3 a 0!", visto il mio ritmo sono tentato di fermarmi e chiedere anche che cosa ha fatto Milan, il pudore ha il sopravvento… continuo a "correre".
Entro in Central Park ormai il record personale è andato ma lo spettacolo sul percorso aumenta, mi lascio trasportare dall'incitamento della folla, corro lungo il lato destro, la gente allunga la mano batto molti cinque in sequenza. Giro in Columbus Circle mancano 600 metri, i maratoneti intorno a me sollevano le mani salutano, mi unisco a loro, fermo il cronometro su 3:12:07, Paolo è poco dietro me ferma il cronometro su: 3:18:45.

Franco Pomata